Una cittadina tranquilla di Elsebeth Egholm – La recensione di HarpStar

Breve Descrizione
Ambientato nell’odierna Danimarca, la protagonista Dicte Svendsen insieme alle amiche Ida Marie e Anne, sta festeggiando il compleanno in un bar sulla riva del fiume, quando una bacinella compare sulle acque, suscitando la loro curiosità.
La sorpresa, però, si trasforma in orrore quando si scopre che dentro c’è il corpo senza vita di un neonato, accompagnato dalla copia di una pagina del Corano. Il commissario Wagner viene incaricato alle indagini del caso e a Dicte viene assegnato, dal suo giornale, il compito di scriverne. Ma i particolari inquietanti non smettono di ossessionare le tre amiche, visto che nella clinica in cui Ida Marie sta per partorire qualcuno ha tracciato delle agghiaccianti scritte sulle fronti di alcuni neonati. Poco dopo, appena nato, lo stesso figlio di Ida Marie viene rapito e Dicte si ritrova sempre più invischiata nelle indagini. Dovrà trovare la forza di affrontare il proprio passato, fare finalmente pace con i suoi fantasmi interiori. Ma per farlo dovrà imparare a guardare oltre le apparenze.

 

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 I motivi per cui vale la pena leggerlo

  • Favorisce il sonno
  • Non si capisce in anticipo chi possa essere il colpevole

Cosa non va

  • Inizio troppo descrittivo, cita subito la circostanza centrale del libro (minimizzandola) per riprenderla dopo 25 pagine
  • Troppi repentini cambi di scena e situazioni
  • I nomi dei personaggi vanno riportati in una legenda se si ha un minimo di riguardo verso il lettore!!!!!
  • Le troppe menate dei protagonisti e nonostante questo la narrazione rimane fredda e distaccata
  • Il titolo è fuorviante perchè i protagonisti che pirlano* intorno sono sempre gli stessi. (*desinenza dal verbo “pirlare”, espressione dialettale milanese che significa girare in tondo senza concludere niente, perdere tempo)

Cosa andrebbe migliorato

  • Tutto

CONSIDERAZIONI

La base del racconto crea interesse e una certa aspettativa che vengono deluse man mano che si procede nella lettura.

Svendsen (che sarebbe il cognome di Dicte che starebbe per Benedicte – capito solo dopo la lettura di una trentina di pagine), Store Torv, Samsфgade, Theis, Tingskoven, Tranbjerg, Viby Torv, Skanderborgvej, Ritzau, Avisen, Ore Sфrensen, ecc. Chi riesce a capire cosa si intende con un nome proprio così? una via? una persona? o chissà cos’altro. L’unico nome chiaro è quello di Bo, il fotografo.

La parte peggiore sta nel come è raccontato il romanzo: i repentini cambi di situazione, i nomi difficilmente identificabili, i colpi di scena accennati e ripresi dopo pagine e pagine di introspezione non rendono certo la lettura scorrevole.

Per non parlare poi delle infinite menate delle protagoniste … una risveglia ricordi dal passato e se la mena, l’altra ha problemi e non lascia dormire il marito, quell’altra aspetta un figlio, Bo ha una situazione stabile ma ha bisogno di adrenalina, Kaiser che vuole l’articolo, un casino di questioni personali che si mettono in mezzo spegnendo il pathos dei colpi di scena perché per spiegare le menate di ognuno  l’autrice ci mette un sacco di pagine, trascurando l’azione che invece ci vorrebbe.

I colpi di scena sono inseriti inaspettatamente e ripresi nel capitolo successivo dove vengono minimizzati dall’esposizione.

Il libro ha una certa freddezza che non lo fa decollare: la tematica non viene resa avvincente dall’eccessivo sviluppo delle questioni psicologiche e descrizioni tirate troppo per le lunghe. Inoltre, con l’aggiunta di questioni “terroristiche” (rif. all’11 settembre) e richiami all’estremismo islamico l’autrice tira in ballo troppi argomenti. Sarebbe stato molto meglio sviluppare adeguatamente la trama senza troppo condire il contorno.

C’è di buono però che fino alla fine non si riesce a capire chi sia il cattivone in questione.

In definitiva noioso, barboso, insopportabile

Potrebbe andare bene a chi fatica ad addormentarsi

Non piacerà a chi predilige i thriller con una buona dose di azione, i dialoghi netti e la suspance.

Curiosità lo sapete che il personale impiegato negli ospedali utilizza i monopattini per spostarsi nelle corsie? L’ho letto in questo libro.



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